20 novembre 2013

Torino: città delle serate più fintamente esclusive!


Oggi vi parlerò di un fenomeno circoscritto ma che negli ultimi tempi mi ha affascinata molto. Dunque, dovete sapere che io non sono torinese (e me ne vanto) ma da qualche tempo mi trovo a vivere nella grigia città per motivi di studio. Da qualche mese a questa parte tutto è cambiato nella movida notturna dell’ex capitale, le serate nelle discoteche per i comuni mortali non sono più in voga, ora vige la regola dell’evento con accredito. 
“C’era una volta il sabato sera”, ora non più, ora si aspetta verso metà settimana la mail di qualche organizzazione di eventi che ti informa su luogo, data, ora e topic della serata. Se l’evento in questione non prevede l’accredito online allora non vale niente perché la caratteristica fondamentale è proprio questa, rendere quella notte eccezionale e solo per una ristretta cerchia di eletti, così mi piace definirli. Ma ora vi spiego come funziona. 
Si sa, si dice del torinese essere falso e (s)cortese, ma si dice anche essere un cittadino profondamente snob e chiuso, per questo motivo questa tipologia di serata sta avendo questo successo; l’accreditato torinese si sente al sicuro in mezzo ai suoi simili, al sicuro dagli attentati dei tamarri sempre pronti a rovesciare il drink sulla camicia costosissima con iniziali annesse. E così tanti piccoli “similAgnelli”, si ritrovano all’ingresso di locali all’ultima moda, sperando di riuscire a parcheggiare l’auto del papi in prima fila, e con discrezione e passo elegante si recano all’accettazione mostrando l’invito sul BB (perché l’iphone è da omologati), per poi godere dei piaceri notturni con l’assoluta tranquillità e compostezza che li contraddistingue. I più fighi però, come i tamarri, disdegnano l’accredito e si sentono superiori, sfoggiando con arroganza le reti di conoscenze che permettono loro di entrare senza invito e soprattutto saltando la coda. Loro sono quelli che contano davvero, tutto il resto è già visto. 
Una volta dentro, l’atmosfera viene a crearsi, le donne dal sorriso lieve e dal pellicciotto smanicato si scaldano a passi di danza tra un tavolo e l’altro, mentre gli uomini, guardando nervosamente l’orologio (sopra il polsino della camicia) ordinando un’altra bottiglia, per non fare brutta figura con il tavolo a fianco. Il dress code, puntualmente indicato sull’invito è d’obbligo, ma chiaramente ci sono sempre i supersnob che fanno i discreti, convinti che la loro eleganza, oltre ad un Lapo’s outfit, sia già una sublime maschera da indossare. E mentre le ore passano, la compostezza iniziale svanisce come la vodka nelle bottiglie, e quella non si può riordinare… Gli animi si scaldano, le coppie si scambiano, i bagni si riempiono (e non di persone), le foto si moltiplicano ed i pettegolezzi nascono come gli scemi, perché mi sembra che si dica proprio così: “La mamma dello scemo è sempre incinta”. 
Ma quando le luci si accendono, mostrando ciò che sembra per ciò che tristemente è, ecco che tutti escono dal locale in voga, nello stesso stato in cui escono tutti i giovani del mondo da tutte le discoteche del mondo. 


Remember: Il “vomitino” delle 4 a.m. è uguale per tutti. 


by Lei 



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