1 dicembre 2014

Ci si vestiva meglio, quando ci si vestiva peggio

Ricordate quel periodo negli anni '90 in cui c'era un solo ed unico modo di vestire? 

Avrete visto sicuramente l'abbigliamento del ventennio scorso in qualche cult movie o in qualche serie tv colma di accoppiamenti ed adulteri ed avrete pensato: "Ma si vestivano al buio?"

Le due foto qui sotto, vietate ai minori di quarant'anni, sono materiale di una certa importanza per l'insorgenza della congiuntivite e gli oculisti consigliano l'uso di occhiali da sole quando si sfogliano album di famiglia degli anni '90. Io stesso postandole ho perso due diottrie.
Gente così mal vestita non si vede neanche a Lampedusa o alla fiera dei contadini di Bucarest.

Ovviamente la triste classe scolastica in basso è esemplificativa della realtà estetica italiana dell'epoca: se il livello di istruzione del costumista di Beverly Hills si era fermato alla patente del tosaerba, figuriamoci come poteva apparire una classe di sciamannati italici degli stessi anni. Il dress code era sicuramente "thrift shop" e vedere un look decente era più raro dell'emissione di uno scontrino fiscale in un bar di Avellino.


Beverly Hills: una serie tv colma di piagnistei e abiti brutti
Tipica classe italiana del 91 da lesione alla cornea
Altroché outfits per ogni personalità e lifestyle come oggi: a parte i punk e i vari dark-metal, sembrava quasi non ci fossero gusti e differenze estetiche, e la maggior parte della gente comune vestiva con (o meglio navigava dentro) inguardabili giacche di jeans irrigidite da lavaggi a 90°o giacche caratterizzate da spalline da football americano con quelle sobrie tasche capaci di ospitare indifferentemente un iPad o un forno microonde. 

Altri capi utilizzati e più tristi del palinsesto RAI, erano quelle felpe con inserti di colori fluo a contrasto evitate persino dalla regina Elisabetta e che hanno successivamente riscontrato successo sulle piste da sci e tra gli addetti al traffico nei centri urbani. Più inchiavabile di tutto ciò credo esistano solamente le tute di ciniglia viola alla SimonaBambaVentura o le Crocs colorate da infermiera di 50 anni in menopausa.

Sotto l'ombelico, invece, si indossavano quei larghi jeans a vita alta alla Beverly Hills da minatori cileni e quei leggings floreali e di fantasie variopinte che neanche quest'estate a Tomorrowland quando stanno tutte fatte.
Sembravano tutti usciti direttamente dal cast di Ghost o da Pretty Woman, con la differenza che Patrick Swazy e Richard Gere se le chiavavano e coricavano tutte anche se erano più tristi del succo di frutta alla pera, mentre tuo zio o tuo padre trovati sull'album di famiglia, vestiti con quei colori inopportuni, al massimo potevano lavorare come magazzinieri alla Crai o andare a rubare il rame in ferrovia e comunque rischiavano pure denunce per vilipendio alla bandiera e atti osceni in luogo pubblico.
L'inchiavabile outfit del cinepanettone '91

Oggi per insultare qualcuno gli si puo dire che è più brutto degli UGG ma con foto del genere non si sa da dove partire con la diffamazione.


Era il tempo in cui gli appartenenti alle classi agiate, quando vestivano casual ed uscivano per un giro in città, apparivano quasi indistinguibili dagli homeless, con quei maglioncini larghi alla Marchionne e quelle scarpe in cuoio da vela che spuntavano sotto i pantaloni larghi e calzino a vista di colori imbarazzanti. Una roba inchiavabile persino in Corea del nord e da tasso di sobrietà alla Michael Jackson. 
Se a cena dicevi alla tua ragazza "Vestita così sei un tesoro" gli amici di oggi avrebbero gridato dalle retrovie: "E' vero, sotterriamola!" ma all'epoca non si faceva caso a queste sottigliezze e c'erano coppie conciate peggio di Lapo Elkann al festival della bamba.

Il massimo che potevano sfoggiare era una polo della Lacoste in estate o una pelliccia o il Moncler a Sestriere, quella dei mitici Vacanze di Natale di Boldi-DeSica per intenderci, che sembravano usciti da un litigio tra Enzo Miccio e Carla Gozzi. Il concetto di skinny o slim fit era bandito da ogni vocabolario: negli indumenti ci dovevi stare largo, comodo e possibilmente per la crescita: c'era la strana idea che si dovesse diventare 2 metri per 2, una lavastoviglie vestita praticamente.

In un periodo successivo invece, le distinzioni si sono fatte più chiare, e la figlia del chirurgo e dell'avvocato la riconoscevi subito dal figlio dell'operaio: i vari Cabinotti a Torino, i Sancarlini milanesi e Pariolini romani, giravano per le strade con più firme addosso che un libretto degli assegni, e la prassi minima era avere scritte e marche in vista ovunque e sembravamo dei cartelloni pubblicitari del Milan. I tamarri, quelli belli zama da competizione, indossavano solo marche inguardabili da pestaggio alle giostre e capelli più osceni di El-Sharaawy cercando di copiare maldestramente e con mezzi minori i primi.

Ma veniamo ad oggi: è ancora cosi? Cosa è successo in questi anni al vestiario dei nostri ragazzi?

La risposta è semplice: adesso non si capisce più una sega, la gente si veste più incomprensibile di un quadro di Kandinsky, gli stili sono tutti mescolati.

Grazie alla propaganda stilistica diffusa su instragram, e grazie all'accesso diretto alle mode più lontane che i social diffondono, ormai vestirsi è diventato un'ostentazione di unicità, si prende spunto un po' da questo stile e un po' dall'altro. Alcuni mainstream rimangono, tipo gli zama da ghetto gli hipster o cagate cosi.


Tutti vestono un po' scandivian style con quegli abiti dai tagli netti e minimal, cappellini alterna-chic, un po' provenienti dal ghetto con i  e le canotte comprese le ragazze che uniscono il leggings , la gente che sta bene veste come nel ghetto, gli squatter si sono infighettati diventando hipster, i cabi sono diventati tronisti, le tipe tutte piccole pornoattrici.
Fino a un anno fa tutti schernivano gli uomini con la barba che "Oddio che zingarata novabemollami ma come sei messo balza dai, sembri uno dell'ISIS", ora invece tutti wannabe Robinson Crusoe e l'uomo non è uomo se non ha lo stile di Gesù perché altrimenti -maddai bomber hai la stessa virilità di JustinBieber sbronzo, e allora in giro giù tutti che hanno 'sta barba e t shirt larghe col cappello magarimale e i bottoncini a quadri fino al collo che neanche i prof del Poli -amore voglio sentire il pelo hipster sulle labbra, e se non hai il risvoltino camo ai pantaloni slimfit madovevai lasciafare, ealloratu la gonna nera lunga a strascico che te dico girate e alla figa di platino con le espadrillas floreali in corda cosa fai, vuoi non abbaiarle? 
Sparare a vista, altroché abbaiare. A quanto pare noto che non è stata distribuita tanta fantasia e poesia per quanti sono i poeti autodefiniti tali. Ora urlate: io non seguo le mode, sono libero/a. Altro che jazz, zama evoluti, ecco che cazzo vedo.

by L'Altro

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